Il termine grafologia deriva dal greco gràphein=scrivere e lògos=studio, significa letteralmente “studio della scrittura”.
La relazione che c’è tra la scrittura e le caratteristiche di una persona sin dai tempi più antichi ha destato sempre curiosità. La formulazione delle prime ipotesi risale ad Aristotele (384-322 a.c.) che sosteneva che “come il discorso rivela le concezioni dell’anima, così la scrittura rivela il discorso e la concezione”.Si deve arrivare fino al secolo XVII per trovare la prima opera sulla grafologia: Trattato come da una lettera missiva si conoscono la natura e le qualità dello scrivente di Camillo Baldi (1547-1634) docente presso l’Università di Bologna.
Dopo tale data molti studi sistematici sono stati fatti da parte di teologi, medici e psicologi su tale argomento, fino ad arrivare nel 1875 quando fu coniato per la prima volta il termine Grafologia dall’Abate francese J.H.Michon (106-1881) nella sua opera Système de Graphologie nella quale egli stesso afferma di aver portato tale disciplina al suo stato di scienza ragionata, con i suoi principi, le sue leggi le sue classificazioni. Con i progressi medici fatti nel corso degli anni si è venuto ad approfondire sempre più la relazione che ha il gesto grafico con la fisiologia, la psicologia, la neurologia e la psicopatologia. Oggi essa si è accreditata come una neuroscienza e la sperimentazione sta proseguendo in tal senso.
Vedere quali aree del cervello vengano interessate nel momento in cui si scrive e soprattutto studiare quali modificazioni ed alterazioni nella formazione dei singoli engrammi si esplicano nel momento in cui alcune patologie interessano tali aree apre scenari applicativi vasti.
Tra gli
studiosi francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, statunitensi ci fu
W.P.Preyer che ottenne grandi risultati nei suoi studi sull’influenza del
sistema nervoso centrale sul movimento scrittorio.
Tra gli italiani vanno ricordati F. Colombetti che nel 1876 pubblicò a Torino Saggio
di moderna grafologia diagnostica, Carli che nel
1888 pubblicò a Torino Studi della perizia della scrittura e della
calligrafia nei giudizi di falsità in materia penale e civile.
In Italia, un precursore della grafologia,
fu lo psichiatra Cesare Lombroso, (1835-1909) che divenne figura di
spicco nel panorama grafologico peritale italiano. Professore di medicina
legale all’Università di Torino, psichiatra, antropologo e criminologo.
autore dell’opera Grafologia tracciò
elementi per individuare, in una scrittura, le caratteristiche psichiche dei
criminali e degli alienati.
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Afferma Lombroso che “l’uomo, quando scrive, è tutto intero nella sua penna, e quindi nella mano che n’è strumento intermediario; così che, se la parola è la manifestazione istantanea del pensiero, la scrittura ne è una traduzione altrettanto immediata se non più rapida”. (C. Lombroso, Grafologia, pag. 12).
E’ doveroso
citare personaggi che hanno contribuito allo studio, alla sperimentazione, alla
creazione del metodo e alla divulgazione di tale materia in tutta Europa
cominciando dalla Francia con C. Jamin[1]
e il suo contemporaneo in Germania Ludwig Klages (1872-1956), filosofo,
psicologo, caratterologo[2];
in svizzera Max Pulver (1889-1952) umanista, filosofo, poeta, grafologo
e in Italia, dopo il Lombroso, Padre Girolamo Moretti. E’ proprio con Girolamo
Moretti (1879-1963), francescano conventuale e fondatore della nuova Scuola
Grafologica Italiana, che la Grafologia assume un carattere realmente
scientifico, ponendosi sullo stesso piano delle teorie dei maggiori maestri
europei.
Secondo Moretti la grafologia “doveva essere considerata come una scienza
sperimentale che consente di risalire alla predisposizioni psichiche di una
persona attraverso l’analisi di un suo scritto”.
Ma cosa studia la Grafologia?
Essa studia
la scrittura, non il contenuto dello scritto, ma il movimento, il suo divenire,
il suo mutare, come si colloca nello spazio grafico (righe, margini,
parole e spazi) senza che chi lo stia facendo ne abbia percezione perché la
valenza di questa scienza è proprio quella di poter andare indietro nel
tempo e alcune volte anche di procedere nel divenire in un continuum temporale
che traccia la storia di ogni individuo.
Come atto celebrale l’atto di scrivere è il risultato tangibile delle stesse
attività neuronali dalle quali dipendono tutti i comportamenti di un individuo.
In esso inoltre confluisce non solo l’apparente semplice atto motorio fisico,
ma anche la maturità intellettiva e soprattutto affettiva dello scrivente che
viene elicitata anche da una semplice apposizione di una firma in fondo ad un
foglio che diviene quindi la sua orma, l’orma
dell’animale uomo, ciò che potremmo chiamare una autobiografia in
sintesi.
Possiamo quindi accettare come definizione quella che viene enunciata dall’Istituto Grafologico Moretti nella pagina di presentazione delle loro attività:
“ la grafologia è la scienza sperimentale che dalla espressione grafica naturale dello scrivente ne rileva la personalità psicofisica con le componenti intellettive, tendenze temperamentali, attitudini professionali, costituzione somatica, predisposizioni morbose, congenite e in atto”.
[1] Jules Crépieux-Jamin nella sua opera ABC della
graphologie,1930, formulò ben 15 principi che tutt’oggi sono considerati
basilari per un grafologo nello svolgimento della sua professione. Inoltre
introdusse il concetto e il termine di Armonia, il cui significato si è
evoluto e aggiornato rispetto al concetto iniziale ed oggi è ancora adottato
dalla grafologia come criterio di valutazione insieme ad altri aspetti
fondamentali.
[2]
si impose in campo psicologico per aver elaborato una teoria sul comportamento
espressivo e sulla struttura della personalità.